Inaugurazione – L’Inganno

16 Apr 2026 h 21:00
Teatro Consorziale

Musica di Tiziano Popoli
Testo di Renato Billi
Regia di Oderso Rubini

con

Orchestra La Toscanini NEXT
Tiziano Popoli direttore
Quintetto di Ocarine del Conservatorio di Bologna
Emiliano Bernagozzi, Riccardo Biagetti, Leonardo Carbone,
Alberto Ciarrocca, Elisa Zilioli
e i cantanti Lorenzo Speca, Tang Jiusi, Gexing Wang, Yi Zeyu,
Lorenzo Sarinelli, Antonio Tavoni

e Giuseppe Losacco Attore
Margherita Citran Maschere
Eva Aremar Costumi


“L’Inganno” è un dramma satirico di Tiziano Popoli liberamente ispirato a “El Güegüense”, prima opera letteraria del Nicaragua post-colombiano. È considerata una delle espressioni più distintive dell’era coloniale dell’America Latina e il capolavoro folcloristico del Nicaragua. Nel 2005 è stato iscritto dall’UNESCO nella lista di opere rappresentative del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. 

Al centro de “L’Inganno” c’è l’archetipo della resistenza creativa: il protagonista sfida l’autorità coloniale non con la forza, ma con l’astuzia, l’ironia e il doppio senso, fingendo una sottomissione che è, in realtà, una beffa. Questa dinamica richiama le gesta dei gemelli divini del Popol Vuh, capaci di sconfiggere i signori dell’oltretomba con l’ingegno e la magia, elevando l’intelligenza a strumento di liberazione.

Oggi, questo testo emerge come un potente simbolo di empowerment culturale contro l’omologazione globale. Ci insegna che l’arguzia e la padronanza del linguaggio sono vere e proprie armi di sopravvivenza sociale, capaci di riscattare un’identità meticcia che rifiuta di piegarsi a sistemi oppressivi. È lo stesso spirito che animava il teatro di Dario Fo: come il giullare del premio Nobel italiano usava il grammelot e la satira per sbeffeggiare il potere, così il Güegüense usa il suo dialetto misto per scardinare la logica del dominatore. Più che un semplice frammento di folklore, l’opera è un manuale operativo di resistenza non violenta: una testimonianza attualissima di come le persone comuni riescano a colmare il divario tra la propria realtà quotidiana e il potere imposto dall’alto, trasformando la parola in uno scudo e il riso in un atto di ribellione. Questa versione del Güegüense, sospesa tra il canto lirico del potere e la voce pop della strada, è la sintesi della resistenza moderna: un inganno che si fa arte per sopravvivere.

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